Le estorsioni al Caligola, i clan si dividevano gli incassi: “Caci impose il concerto di un neomelodico”

 
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Gela. “Cosa nostra e stidda avevano deciso di controllare tutti gli incassi della discoteca Caligiola, addirittura mettendo da parte l’allora proprietario”. La serata del cantante neomelodico. Si è aperto il dibattimento nei confronti di Emanuele Caci, accusato di estorsione proprio ai danni dell’ex titolare e gestore della discoteca, costituito parte civile. Ad essere sentito in aula, è stato un investigatore della squadra mobile di Caltanissetta, impegnato nelle indagini che chiusero il cerchio intorno alla vicenda. “Molti associati alle famiglie di mafia – ha proseguito il poliziotto – organizzavano personalmente serate ed eventi nel locale. Gli incassi li acquisivano per intero”. L’imputato è accusato di aver imposto l’esibizione di un noto cantante neomelodico che effettivamente tenne un concerto. “L’incasso, in questo caso, spettava solo a Caci – ha proseguito il teste – i clan pensavano che la serata potesse fruttare diversi milioni delle vecchie lire. In realtà, si presentarono decine di affiliati e praticamene nessuno volle pagare l’ingresso o le consumazioni al bar”. Il poliziotto della mobile nissena ha risposto alle domande del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta Luigi Leghissa. La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Grazio Ferrara, ha però puntato su alcuni particolari legati alle dichiarazioni rese dal testimone. Per il difensore, infatti, non ci sarebbe certezza né sulle somme incassate con il concerto dell’artista neomelodico né sul fatto che Caci abbia effettivamente avuto un ruolo nell’imporre le estorsioni all’allora titolare del locale. Nuovi testimoni verranno sentiti alla prossima udienza fissata per il 26 ottobre, davanti al collegio penale presieduto dal giudice Veronica Vaccaro e composto anche da Silvia Passanisi e Marica Marino.

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