Microspie all’Ato, arriva prescrizione: difesa Panebianco, “affrontò gravi illegalità”

 
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L'ex commissario Ato Panebianco ha sempre spiegato di aver agito informando le forze dell'ordine

Gela. Erano accusati di aver collocato microspie negli uffici dell’Ato Cl2, senza alcuna autorizzazione. Secondo gli investigatori, furono carpite conversazioni tra gli allora dipendenti dell’ambito. Per l’ex commissario Giuseppe Panebianco e per Sergio Occhipinti è però maturata la prescrizione. Una conclusione disposta dal giudice Martina Scuderoni, a conclusione di un lungo dibattimento. Il pubblico ministero Tiziana Di Pietro ha chiesto la condanna per entrambi gli imputati, ad un anno di reclusione. Il rischio della prescrizione già pesava sul dibattimento. L’indagine portò ad individuare le microspie, in una fase molto delicata per l’Ato rifiuti. Panebianco arrivò negli uffici di contrada Brucazzi, scelto per gestire l’ente. Come ha spiegato il suo legale, l’avvocato Maria Licata, il professionista si trovò davanti a situazioni di “grave illegalità”. L’uso di microspie per registrare alcune riunioni che si tenevano negli uffici amministrativi sarebbe stato deciso per fornire elementi utili alle forze dell’ordine. Dal momento del suo insediamento, ha spiegato la difesa, l’avvocato Panebianco iniziò ad informare le forze dell’ordine, anche per ragioni di sicurezza. “Presentò esposti su affidamenti diretti di appalti milionari – ha proseguito il difensore – ma si rivolse anche alla Corte dei Conti. Subito dopo l’insediamento, ricevette una lettera che conteneva minacce, alcuni anni dopo subì l’incendio dell’automobile. Il pensiero principale del commissario dell’Ato non era certamente spiare le conversazioni tra i dipendenti. Quella delle microspie è una vicenda surreale”. Poliziotti sentiti nel corso dell’istruttoria dibattimentale hanno confermato che il commissario si rivolgeva spesso a loro per segnalare presunte irregolarità, anche negli appalti. La difesa, tra le altre cose, ha citato i costi elevati riscontrati per la tritovagliatura ma anche i tanti sospetti sull’affidamento dell’appalto per le isola ecologiche. “Parliamo di appalti milionari – ha proseguito la difesa – Panenbianco in quel periodo era una fonte importante per le forze dell’ordine. Riuscì a riportare in positivo il bilancio dell’Ato, tra i pochi in Sicilia”. Aspetti che hanno indotto la difesa a chiedere l’assoluzione nel merito per l’ex commissario.

In dibattimento, parti civili erano il Comune (con l’avvocato Ottone Salvati) e gli allora funzionari dell’Ato (l’ex dirigente del Comune Roberto Sciascia e l’attuale dirigente del settore ambiente Grazia Cosentino). L’avvocato Sergio Sparti, nell’interesse degli ex funzionari Ato, ha concluso chiedendo la condanna degli imputati e il diritto al risarcimento dei danni. La prescrizione ha invece chiuso il procedimento, sia per Panebianco che per Occhipinti (difeso dall’avvocato Fabio Fargetta).

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