“Datemi i soldi, ci penso io”: Due anni a dipendente infedele Agenzia entrate

 
0

Gela. Un giro di truffe con un unico protagonista, andato in scena tra gli uffici dell’Agenzia delle entrate di via Butera.

Per questa ragione, il giudice Antonio Fiorenza ha condannato Salvatore Incarbone, attuale operatore dell’ente. L’uomo avrebbe escogitato una serie di raggiri ai danni di almeno cinque utenti degli uffici di via Butera.
La richiesta formulata dal pubblico ministero Francesco Spataro era di tre anni di reclusione: il giudice, però, ha optato per una soluzione diversa. Incarbone, infatti, è stato condannato a due anni di detenzione.
Il dipendente dell’agenzia, stando all’accusa, avrebbe intascato denaro non dovutogli.
Alcuni utenti dell’ente, giunti per chiedere informazioni sul pagamento di verbali, sarebbero caduti nella trappola. Salvatore Incarbone gli avrebbe fatto credere che versando le somme di denaro necessarie al pagamento delle sanzioni direttamente tra le sue mani, il debito si sarebbe estinto. Così, nell’arco di diversi mesi, ha intascato somme consistenti utilizzando sempre lo stesso sistema. Le multe, in sostanza, le avrebbe dovute pagare lui stesso utilizzando il denaro versatogli dagli utenti.
Ovviamente, tutto ciò non si sarebbe mai verificato. Così, nelle abitazioni di molti raggirati, dopo alcune settimane, sono state recapitate le cartelle esattoriali per il recupero delle somme dovute. Oltre al danno, insomma, anche la beffa. Incarbone si impadroniva del denaro consegnatogli, addirittura all’interno degli uffici dell’agenzia: senza, però, effettuare il pagamento dei bollettini. Così, gli  utenti divennero ben presto destinatari di cartelle esattoriali ancor più salate. Una realtà descritta in aula, ieri mattina, da uno dei truffati. “Ho consegnato al dipendente dell’agenzia – ha ammesso – circa ottocento euro. Mi aveva promesso che avrebbe provveduto a pagare i verbali che gli avevo sottoposto. Invece, nessun pagamento è mai stato effettuato. Ho ricevuto una cartella esattoriale da oltre mille euro proprio perché non risultava il versamento”. Alcuni utenti finiti nel meccanismo organizzato da Incarbone si sono costituiti parte civile, rappresentati dagli avvocati Ivan Bellanti e Giuseppe Condorelli.
“Si tratta di una condotta da deplorare – ha detto l’avvocato Condorelli – non è da escludere che, per vergogna, altri truffati abbiano evitato di presentare denuncia”. L’avvocato Giovanni Cannizzaro, difensore dell’imputato, ha contestato le accuse mosse al dipendente dell’agenzia: linea, però, che non ha trovato conferma nel dispositivo di condanna letto dal giudice Fiorenza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here