Sotti ucciso a Fondo Iozza, si valutò subito la pista passionale: in aula tre carabinieri

 
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Gela. Già dopo l’omicidio di Orazio Sotti, giovanissimo ucciso davanti alla sua abitazione di Fondo Iozza nel dicembre di sedici anni fa, gli investigatori avrebbero cercato

di approfondire il possibile movente passionale.

Sentiti i carabinieri che avviarono le indagini. Sono stati proprio i carabinieri, intervenuti a pochi minuti di distanza dall’esecuzione dell’idraulico, a confermarlo. Tre militari sono stati sentiti in aula, nel corso del dibattimento a carico dei fratelli Giuseppe e Salvatore Cilio. I due sono accusati di aver organizzato ed eseguito l’azione di morte. Orazio Sotti, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe diventato il loro obiettivo perché ritenuto colpevole di sgarri sul fronte sentimentale. Il giovanissimo avrebbe intrattenuto relazioni con le compagne degli imputati. Vicino al suo corpo, ormai senza vita, vennero ritrovati sette bossoli. Un’ogiva, invece, si era conficcata nella carrozzeria della sua auto. I testimoni hanno risposto alle domande formulate dal pubblico ministero Eugenia Belmonte e dai difensori degli imputati, gli avvocati Salvo Macrì e Luigi Cinquerrui. La difesa ha cercato di ricostruire anche il possibile quadro investigativo venutosi a formare appena partirono le prime indagini. L’inchiesta, però, si arenò, fino ad arrivare all’archiviazione. Come confermato dai testimoni, non ci sarebbero stati elementi sufficienti per individuare gli eventuali responsabili dell’uccisione del giovane idraulico. Nel corso dei loro esami, è emerso anche l’incendio che nell’ottobre del 2000, ovvero due mesi prima dell’agguato mortale, distrusse l’auto utilizzata dall’idraulico.

Depositata ua parte della perizia sulle intercettazioni. L’inchiesta venne riaperta solo molti anni dopo, arrivando all’accelerazione definitiva con l’arresto dei fratelli Cilio. Furono gli agenti di polizia del commissariato ad arrestare i due imputati, dopo peraltro le richieste continue dei genitori della vittima. La famiglia Sotti ha sempre chiesto verità per quell’omicidio e si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Cascino. Intanto, è stata depositata una parte della perizia eseguita sulle intercettazioni telefoniche che incastrerebbero gli imputati. Anche la perizia sarà al centro delle valutazioni di tutte le parti del dibattimento. Si tornerà davanti ai giudici della Corte d’assise di Caltanissetta già la prossima settimana.    

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