Un bancario “strozzato” da prestiti ad usura, il collega: “Non sapevo niente dei soldi di mio fratello”

 
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Gela. “Non sapevo assolutamente nulla del prestito da quattromila euro che mio fratello gli stava concedendo”. L’indagine partì dopo la denuncia. Gaetano Di Mattia si è difeso così davanti al collegio penale presieduto dal giudice Manuela Matta. E’ finito a processo con l’accusa di aver avuto un ruolo nei prestiti a strozzo che il fratello Roberto Di Mattia avrebbe concesso ad un bancario, collega dell’imputato. Proprio Roberto Di Mattia, la scorsa settimana e per gli stessi fatti, è stato condannato a quattro anni di reclusione anche dai giudici della Corte d’appello di Caltanissetta che hanno confermato il verdetto di primo grado. A denunciare tutto fu il bancario finito al centro del presunto giro d’usura. “Da tempo – ha spiegato Gaetano Di Mattia – conoscevo le sue difficoltà economiche e gli concessi anche dei prestiti personali proprio per il rapporto di amicizia che ci legava. I documenti trovati nella mia auto e nel mio ufficio? Li avevo a disposizione, anche se riguardavano la sua situazione finanziaria, perché in qualità di sindacalista mi ero impegnato a seguire l’intera vicenda e, in ogni caso, li avevo raccolti per restituirglieli. I rapporti tra di noi, però, s’incrinarono”. L’imputato ha risposto alle domande formulate dal pubblico ministero Lara Seccacini e dagli avvocati Francesco Enia, suo legale di fiducia, e Giacomo Ventura, avvocato di parte civile che rappresenta proprio il bancario al centro della vicenda. Nel corso dell’udienza, l’imputato ha confermato che il fratello e il collega che denunciò l’usura si conobbero in città. Il pm Seccacini, comunque, ha sottolineato come, in alcuni casi, le dichiarazioni rese da Di Mattia fossero in contrasto con quelle rilasciate agli inquirenti in fase d’indagine. Nel corso dell’udienza, è stato sentito anche un dipendente della filiale nella quale lavoravano sia l’imputato che il collega al centro della vicenda.

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