Esposti all’amianto, 230 casi al centro di una ricerca: “Cause sono da valutare”

 
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Gela. Duecentotrenta casi sospetti finiti al centro delle ricerche avviate dallo studioso dell’Università di Catania Giuseppe Di Maria. I lavoratori della fabbrica Eni esposti all’amianto, così, saranno oggetto di nuove valutazioni condotte proprio dal direttore della scuola di specializzazione sulle patologie dell’apparato respiratorio dell’ateneo catanese.

La conferma arriva dal dottor Antonino Biundo che, negli ultimi mesi, ha effettuato i primi accertamenti tecnici sugli operai segnalati dall’Osservatorio nazionale amianto.
“I contatti con il professore Di Maria – spiega Biundo responsabile dell’unità operativa semplice di pneumatologia dell’ospedale Vittorio Emanuele – sono continui. In base agli accordi raggiunti, abbiamo scelto di trasferire le duecentotrenta cartelle cliniche che abbiamo a disposizione. L’Università catanese vuole approfondire tutte queste situazioni”.
Intanto, verranno predisposti dei questionari da sottoporre proprio agli operai a rischio amianto. “Anche sotto questo profilo – continua Biundo – l’intento è di meglio capire se ciò che viene accertato attraverso gli esami clinici si possa legare all’attività svolta dai lavoratori in fabbrica oppure agli stili di vita che ognuno di loro porta avanti”.
L’avvio degli accertamenti clinici gratuiti, dopo diversi tentativi, è stato reso possibile da un accordo raggiunto dagli esponenti locali dell’associazione Osservatorio nazionale amianto e dai vertici dell’Asp.
“Abbiamo effettuato le spirometrie e diverse tac – conclude Biundo – adesso, anche attraverso le consultazioni con il professore Di Maria, valuteremo i prossimi passi. Devo ringraziare Salvatore Granvillano e Franco Famà dell’Ona e i tecnici dell’Asp Rosario Greco e Paolo Gervaso”.

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