L’amore nei ritratti d’autore di Vincenzo Pazzi, in mostra al Palazzo Bocconi

 
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Gela. La critica gli applaude l’originalità e il merito di avere adottato uno stile che permette, nell’immediato, la riconducibilità all’artista. Un merito che è valso alle sue opere la pubblicazione in importanti riviste nazionali ed internazionali (Elle.it; il Ghirlandaio) e la collocazione in un’altra prestigiosa esposizione.

Accompagnato da “Jeanne” “Monna Lisa” “Federico” e “Battista”, l’artista gelese Vincenzo Pazzi si racconta nel magnifico contesto di Palazzo Bocconi a Milano in occasione della mostra collettiva d’arte contemporanea Traces; un evento che aspetta l’Expo 2015 seguendo le tracce della creatività, dell’architettura e del design.

Dal 27 novembre fino al 9 Gennaio 2014, il tributo moderno alle sette arti si traduce, per l’arredamento della sede dell’Azimut Holding, in una sensoriale mostra di fotografie, sculture, ceramiche, pitture, installazioni audio e video. Nomi diversi con tecniche diverse hanno collaborato all’allestimento della macchina Traces che diviene un’affascinante attrazione per gli stimatori dell’arte, i critici, i collezionisti e le figure di spicco del mondo della moda.

Collocate in uno dei cinque splendidi salotti al terzo piano del palazzo, le tele di Vincenzo hanno il talento di inserirsi nel filone “Ritratto d’autore”, nell’ambito di una rivisitazione in chiave contemporanea dei classici dell’arte. (Si può prendere visione di essa direttamente dal sito http://vincenzopazzi.com )

I capolavori selezionati da Vincenzo sono tutti accomunati da un unico denominatore,l’amore; lo stesso sentimento che portò un mercante di seta a commissionare a Leonardo Da Vinci un ritratto per la moglie Monna Lisa; lo stesso, che ispirò l’ossessione dell’artista Amedeo Modigliani a rappresentare costantemente la compagna Jeanne, devota a lui sino alla morte; lo stesso, che legava i duchi di Urbino Federico e Battista, nel doppio ritratto dell’autore rinascimentale Piero della Francesca. Lo stesso, che è riuscito ad insinuare la novità del colore nelle tele ad inchiostro di Vincenzo.

 “L’amore non è oggettivo ma sta negli occhi di chi guarda”, è l’idea maestra che dirige il tratto di questo giovane artista in questa straordinaria avventura di rivisitazione del classico. Un’avventura che, oltre ai secoli più significativi dell’arte, abbraccia un grande trionfo 

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