Falsati i dati della pipeline, due anni all’ex amministratore Eni Battista Grosso

 
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Gela. Due anni di reclusione per l’ex amministratore delegato di raffineria Eni Battista Grosso e uno per l’ingegnere Sergio Ambrosio, entrambi con pena sospesa. Il giudice Domenico Stilo, così, ha emesso il proprio verdetto

a conclusione del processo di primo grado scaturito dal presunto tentativo di falsare i dati relativi al progetto di messa in posa e successivo interramento della pipeline P2 bis, realizzata per collegare il campo boe della fabbrica di contrada Piana del Signore al parco generale serbatoi.
Davanti al giudice, a rispondere dell’accusa di tentativo di falso in atto pubblico per induzione, sono finiti proprio l’ex amministratore locale di Eni e l’ingegnere Ambrosio, nominato responsabile dei lavori per conto del gruppo Saipem incaricato di effettuare gli interventi.
“E’ il dato economico che ha mosso tutto – ha spiegato durante la sua lunga requisitoria in aula il procuratore Lucia Lotti – abbiamo accertato come tutti i dati dell’intero progetto siano stati modificati proprio per ottenere un vantaggio finanziario. Stando alla linea difensiva, i responsabili della raffineria si sarebbero fidati dei numeri resi noti da Saipem. Ma è mai possibile che per un progetto tanto importante un dirigente si fidi così ciecamente da non effettuare i controlli del caso? Se i militari della capitaneria di porto non si fossero accorti di alcune anomalie, avremmo rischiato un serio incidente industriale”.
Stando all’accusa, infatti, la modifica dei dati sarebbe stata messa in atto per trarre in inganno i componenti della commissione pubblica di collaudo della pipeline P2 bis. I difensori dell’ex amministratore delegato Battista Grosso, però, hanno nettamente contestato le accuse.
“I dati – ha detto il legale Gualtiero Cataldo – arrivarono ai massimi funzionari di raffineria già falsati. Basta considerare i rapporti di scavo inoltrati dai responsabili dei lavori per conto di Saipem. Vorrei capire, inoltre, dove sarebbe il dolo? Manca del tutto l’elemento soggettivo del reato contestato”.
Dello stesso avviso l’avvocato Alvaro Riolo che ha addirittura messo in discussione l’esistenza stessa del presunto falso in atto pubblico.
“Il mio assistito – ha concluso l’avvocato Rocco La Placa difensore dell’altro imputato Sergio Ambrosio – venne nominato responsabile dei lavori solo con il compito di assemblare tutta la documentazione del progetto. Sulle sue responsabilità c’è stato un abbaglio della procura. I dati erano già stati inficiati”.
Alla fine, però, il giudice Domencio Stilo ha accolto in pieno le richieste formulate dal procuratore Lucia Lotti che ha chiesto la condanna a due anni di reclusione per Grosso e ad uno per Amborosio. In fase d’udienza preliminare, altri indagati avevano scelto di patteggiare la pena.

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