Io, cardiopatico aggredito dai sanitari della Guardia Medica

 
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Gela. Un paziente cardiopatico sarebbe stato aggredito dal personale sanitario della guardia medica. L’uomo, l’operatore sociale Giovanni Luca Minardi di 33 anni, aveva richiesto l’estensione di una certificazione di malattia per una ferita ad un polso che si era procurato a Ferragosto.

Si è recato presso la guardia medica in compagnia della moglie, Eliana Rizzo, e della loro figlia, Elena di 2 anni. Per cause al vaglio dei carabinieri, sarebbe stato scaraventato sul pavimento da tre medici del distretto sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale, due dei quali effettuavano il turno diurno.

A fare scattare la scintilla il rifiuto a rilasciare la certificazione al paziente da parte di Alfio Tricomi, medico del servizio presso il centro di continuità assistenziale (guardia medica).

La guardia medica è diventata sede dell’alterco verbale sfociato presto con le vie di fatto. Nell’aggressione uno dei medici è stato colpito a calci. Per fare chiarezza sul presunto caso di aggressione il paziente cardiopatico, costretto alle cure mediche ospedaliere per le contusioni riportate, ha sollecitato l’intervento dei carabinieri del reparto territoriale che hanno fatto irruzione presso la guardia medica di via Ettore Romagnoli.

I militari dell’arma hanno sentito i protagonisti dell’aggressione, avviando un’inchiesta. Secondo la titolare del bar Etoile attiguo alla guardia medica, “i sanitari hanno trascinato sul pavimento l’uomo – spiega Elisa – tra le lacrime della bambina e le urla di disperazione della moglie”.

“Non c’è stata nessuna aggressione – assicura Alfio Tricomi – Era troppo esagitato, per questo motivo i miei colleghi lo hanno trattenuto. E’ scivolato per terra. Sono riuscito a calmarlo. Ci siamo chiusi soli nel mio ufficio e per evitare ulteriori questioni gli ho consegnato il certificato di malattia che mi aveva richiesto. Aveva alzato la voce alla presenza di sua moglie e della figlia. Nessuna violenza è stato lui a colpirmi con una pedata ma nonostante tutto ho cercato di confortarlo. Abbiamo chiarito. I miei colleghi hanno cercato solo di trattenerlo”.

“Sono stato aggredito – incalza Giovanni Minardi – per avere richiesto una continuazione di malattia. Il medico ha iniziato infuriarsi, incurante di mia moglie e mia figlia. Sono cardiopatico, operato tre volte. C’è stata la colluttazione perché ho difeso la mia famiglia. Mi sono ritrovato a terra, spinto da altri due medici. Sono stati i titolari di un bar a bloccare l’aggressione. Ho sporto denuncia”.

 

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