Blitz a Roccazzelle, gli indagati si difendono: i Susino ai domiciliari, obbligo di firma a D’Angeli

 
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Gela. Dopo l’intervento dei carabinieri in un’area a Roccazzelle usata anche come rimessa e il rinvenimento di mezzi, targhe e armi, sono stati sentiti i tre arrestati. I fratelli Emanuele e Giovanni Susino (entrambi cinquantaduenni) si sono difesi, escludendo di avere avuto a disposizione l’arma sequestrata dai militari, una pistola calibro 7,65 che sarebbe stata individuata all’interno di uno dei mezzi. Il veicolo, inoltre, non sarebbe di loro proprietà. I militari hanno trovato un caricatore e diverse munizioni, oltre ad un taser. Il giudice delle indagini preliminari gli ha concesso gli arresti domiciliari, come chiesto dai pm della procura che stanno seguendo le indagini. Così, lasciano il carcere di Balate, dove erano stati trasferiti dopo l’arresto. Sono difesi dai legali Giuseppe Nicosia, Vittorio Giardino e Antonio Gagliano. Revocati i domiciliari all’altro indagato, il sessantaquattrenne Giuseppe D’Angeli, che sarà sottoposto all’obbligo di firma

Davanti al gip, difeso dall’avvocato Dalila Di Dio, ha spiegato che in quella rimessa si sarebbe recato solo saltuariamente, ma per questioni di lavoro. Ha escluso di avere un ruolo nella gestione dei mezzi né avrebbe saputo della presenza di armi. L’area è stata sottoposta a sequestro e le indagini stanno proseguendo, soprattutto per risalire all’origine dei mezzi e per verificare la riconducibilità delle armi. L’inchiesta è portata avanti dai carabinieri, coordinati dal colonnello Antonio De Rosa, e dai pm della procura.

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