Cis e area di crisi non decollano: ancora incognite in attesa di una svolta concreta

 
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Gela. Il 2023 si è chiuso con una certezza in più, giunta direttamente dall’Ars che ha approvato la norma sul riconoscimento delle royalties per i progetti estrattivi in mare. Per il Comune, al pari degli enti municipali di Licata e Butera, significa poter incassare già dall’anno che si è appena aperto una quota dei fondi versati da Enimed per “Argo-Cassiopea”, attualmente uno degli investimenti più importanti sul gas a livello nazionale. Il dissesto finanziario del municipio non è certamente la base di partenza che ci si aspettava ma la crisi di bilancio ormai da fine 2022 è diventata una costante a Palazzo di Città, con tutte le conseguenze del caso, rimarcate dall’amministrazione durante la conferenza stampa finale della scorsa settimana, indetta per tracciare un resoconto del 2023 e non solo. Se il dissesto non ha ancora permesso di pervenire all’approvazione degli strumenti finanziari, rimangono incompiute anche soluzioni istituzionali che avrebbero dovuto fare da supporto al rilancio degli investimenti sul territorio locale. Il Contratto istituzionale di sviluppo non si è mai veramente palesato. Nell’ultima fase, addirittura, se ne sono perse completamente le tracce e non pare essere una priorità nelle stanze romane del governo. Gli adempimenti richiesti a livello locale sono stati completati da tempo: il Cis però è un mistero ad oggi non svelato. Bisognerà poi necessariamente procedere con sollecitudine sul capitolo dell’area di crisi, altra soluzione a copertura generale che avrebbe dovuto aprire le porte agli investimenti agevolati. Il plafond è rimasto quasi del tutto invariato. Poco più di ventuno milioni di euro per un’area di crisi che coinvolge oltre venti Comuni. Le risorse stanziate fin dall’inizio sono parse decisamente sottodimensionate, soprattutto se si considera che avrebbero dovuto fare da contraltare alle dismissioni di Eni. Solo un progetto, coperto con il primo bando, è arrivato alla meta. Governo nazionale e regionale, già lo scorso anno, hanno approvato i provvedimenti di routine, confermando il budget. Non ci sono incrementi e lo scorso novembre il senatore M5s Pietro Lorefice è riuscito a rilasciare dati ufficiali sull’iter affidato ancora una volta ad Invitalia.

“Ad oggi, Invitalia, il soggetto gestore, ha ricevuto solo dieci domande, di cui otto in fase di istruttoria. Le altre due invece sono state rigettate, per una richiesta complessiva di 29,5 milioni di euro di agevolazioni e un incremento di addetti previsti di 48,5 unità di personale”, era riportato in una nota rilasciata dall’ufficio stampa del senatore che da tempo segue le vicende degli strumenti di finanziamento. Nel 2022, venne siglato un atto integrativo per prorogare la scadenza dell’accordo di programma per l’area di crisi fino all’ottobre del 2024. Anche in questo caso, tutto sembra salvo che ci sia celerità nelle procedure. Il bando è stato aperto a maggio scorso e le proposte di investimento potranno essere presentate fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Gli industriali locali, durante un incontro tenutosi lo scorso anno in presenza dell’assessore regionale Tamajo e dei referenti di Invitalia e Irsap, hanno chiesto a gran voce un’organizzazione più efficiente e un coinvolgimento del tessuto produttivo locale, che peraltro si trova ancora a fronteggiare le tante incognite dell’area Nord2 dell’ex Asi, ricompresa nella Zes ma sottoposta ad un regime di vincoli a sostegno della riqualificazione ambientale. “Qualità dell’abitare”, come annunciato dalla giunta, ha chiuso il percorso delle gare per mantenere i finanziamenti: il 2024 dovrebbe essere la fase piena dei cantieri a differenza di ciò che si è verificato con altre linee di finanziamento (potenzialmente recuperabili con la nuova programmazione 2021-2027). La tangenziale da oltre trecento milioni di euro è un’altra opera che dovrebbe partire nel corso di quest’anno. C’è stata l’assegnazione dell’appalto ma da allora, in linea ufficiale, non si è saputo molto di più. Altra opera rimasta avvolta nella coltre di incertezza è il polo tecnologico “Sinapsi”. Era stata annunciata una svolta prima dell’estate dello scorso anno. Al momento, non sono mai arrivate notizie ufficiali su un hub di innovazione tecnologica (da legare anche a Macchitella lab) che avrebbe dovuto drenare finanziamenti per circa dieci milioni di euro. Tra progetti chiusi, gare d’appalto e lavori (oltre a quelli di Eni che sta comunque garantendo il cronoprogramma ipotizzato), qualche certezza maggiore sembra esserci. Gli strumenti istituzionali però rimangono i grandi assenti in un territorio che ancora adesso, tra le tante voci non coperte, attende una struttura portuale perlomeno efficiente.

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