Estorsioni per i clan, accuse ad un quarantenne che ha sempre negato: in aula i collaboratori

 
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Gela. Ad accusarlo sono diversi collaboratori di giustizia. L’imputato ha sempre negato di essere stato un affiliato. Così, a processo per estorsione, a conclusione di un’indagine condotta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, è finito Gioacchino Areddia. Al centro delle contestazioni mossegli, c’è una presunta messa a posto che l’imputato avrebbe organizzato per conto dei clan. Vittime sarebbero stati due esercenti. Difeso dall’avvocato Salvo Macrì, ha sempre negato di aver avuto ruoli negli organigrammi dei clan locali e di aver chiesto soldi ai commercianti. Il suo presunto intervento nel giro delle estorsioni, in base alle accuse, risalirebbe a diversi anni fa. Il nome dell’imputato, finì nei verbali delle dichiarazioni, rese davanti ai magistrati, da diversi collaboratori di giustizia.

In aula i primi collaboratori di giustizia. Non a caso, il collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Veronica Vaccaro, ha già disposto l’esame in aula di alcuni ex vertici delle organizzazioni mafiose locali. A testimoniare, saranno Angelo Cavaleri ed Emanuele Cascino, oggi collaboratori di giustizia. Insieme a loro, verranno ascoltati gli investigatori che si occuparono delle indagini.

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