Fotovoltaico, ancora progetti in aree agricole: Giudice, “sono incompatibili”

 
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Le aree dell'ex polo "Ciliegino" mai partito

Gela. Le richieste, che per i progetti di dimensioni maggiori finiscono anche sui tavoli della Regione (sottoposte a procedure Via-Vas), si susseguono. Tante aziende del settore puntano a strappare un’autorizzazione per installare impianti fotovoltaici, nelle aree locali, sfruttando soprattutto il notevole irraggiamento. Nella gran parte dei casi, si tratta di progetti previsti in aree agricole. Il responsabile della Riserva Orientata Biviere, Emilio Giudice, a sua volta si trova a valutare decine di richieste, che pervengono periodicamente. Proprio la Riserva potrebbe rilasciare un provvedimento unico. “In aree agricole non è possibile prevedere progetti di questo tipo, sono normativamente incompatibili – spiega – non escludo di emettere un provvedimento, da trasmettere alla Regione e alla Commissione tecnica specialistica”. Da tempo, Giudice sostiene che anche le autorizzazioni già rilasciate non siano in linea con la normativa in materia. In sostanza, gli impianti già collocati in aree agricole sarebbero irregolari. “Ci sono norme precise che lo stabiliscono – aggiunge – tra le altre cose, questi progetti vanno ad occupare quasi il cento per cento delle aree individuate. Non generano occupazione e riducono drasticamente le superfici per la produzione agricola. Sono impianti che sorgono per poi rivendere l’energia prodotta, in una logica di mercato”. Uno dei primi tentativi in questo settore, almeno a livello locale, fu il maxi progetto “Ciliegino”, allora proposto dalla cooperativa Agroverde. Un investimento milionario, finito nel nulla e ancora oggi l’amministrazione comunale sta cercando di verificare se ci siano le soluzioni per rilanciarlo, come polo energetico, cercando di porre rimedio al buco economico delle indennità di esproprio.

Giudice, più volte, ha richiamato il piano di risanamento, che dovrebbe essere un punto di riferimento normativo, ma che ad oggi ha trovato ben poca attuazione. “Questi impianti, nei limiti normativi – conclude il rappresentante della Lipu – potrebbero essere autorizzati solo in sostituzione di produzioni in serra. Non ci sono altre soluzioni”.

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