Idrogeno dai rifiuti, il progetto waste to chemicals di Nextchem con Eni a Sannazzaro

 
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Uno degli impianti della raffieneria di Sannazzaro de' Burgondi

Gela. Due settimane fa, in seduta all’Assemblea regionale, l’assessore all’energia Roberto Di Mauro, rispondendo ad un’interrogazione del Pd, ha sostanzialmente ammesso che sui due impianti per i rifiuti annunciati lo scorso anno dall’ex governatore Nello Musumeci, fino ad ora non si sono fatti passi in avanti. Erano solo “ipotesi di lavoro”, ha precisato. Uno degli impianti, stando all’annuncio di Musumeci, sarebbe dovuto sorgere in città, per trattare i rifiuti della Sicilia occidentale. Il dibattito, con inevitabili polemiche e contrasti netti, arrivò in consiglio comunale. Si è costituito un comitato contro l’inceneritore. Ci furono incontri istituzionali con i responsabili dell’azienda che avanzò il progetto definito “non impattante”. I manager di Nextchem del gruppo Maire Tecnimont, attraverso la controllata MyRechemical, respinsero anche la definizione di termovalorizzatore, presentando invece i tratti salienti di un “distretto circolare per la produzione di idrogeno destinato ai biocarburanti”. La tecnologia di riferimento è quella ribattezzata “waste to chemicals”. Da allora, come ha confermato l’assessore regionale, non si sono più avuti riscontri sulla procedura per l’eventuale gara in un investimento che Palermo aveva calcolato in circa 650 milioni di euro. Oltre a quello locale, un “termovalorizzatore” era previsto nell’area catanese, per coprire la zona orientale dell’isola.

Se in Regione, di fatto, le procedure sono rimaste congelate, la stessa cosa non può dirsi per il progetto che invece è stato annunciato da Eni e Nextchem e che dovrebbe entrare in produzione tra il 2025 e il 2026 nello stabilimento della multinazionale a Sannazzaro dé Burgondi, in Lombardia. Nextchem ha già depositato le carte progettuali per la fase della conferenza di servizi. Si tratta, da quello che emerge, di un sistema da realizzare attraverso la partecipazione anche di Irem Ambiente, che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Si dovrebbe arrivare ad un impianto di produzione di metanolo e idrogeno circolari, proprio dalla lavorazione dei rifiuti. La capacità dovrebbe essere di 94mila tonnellate all’anno di metanolo circolare tipo Tm e 2500 tonnellate di idrogeno per autotrazione e altre tipologie di trasporto e per usi industriali, mediante la conversione di 200mila tonnellate di rifiuti altrimenti non riciclabili. Dai numeri emersi, l’occupazione si attesterebe a cento unità nel diretto e altrettante nell’indotto. La tecnologia “waste to chemicals” è quella che era stata presentata per il distretto circolare ipotizzato in città. In Lombardia, l’impianto dovrebbe sorgere proprio in una delle aree dello stabilimento Eni. L’annuncio di Musumeci dello scorso anno creò subito enormi timori per un impianto destinato a ricadere nell’area locale, già fortmente toccata non solo dal ciclo di Eni del passato ma anche dalla presenza della discarica Timpazzo, di diversi ex siti di conferimento di idrocarburi e dichiarata Sin.

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