“Il finanziamento del Contratto d’area non andava revocato”, il Tar dà ragione all’azienda

 
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Gela. Un finanziamento da oltre tre milioni e mezzo di euro prima concesso e poi revocato alla Cois ’94, che attraverso il sistema del Contratto d’area aveva previsto la realizzazione di un bacino galleggiante per la produzione e la riparazione di cassoni cellulari in cemento armato. A distanza di oltre dieci anni dallo stop al finanziamento e a due anni dalla revoca totale, i giudici del Tar Lazio danno ragione alla società, oggi in liquidazione. Quel finanziamento, a differenza di quanto deciso dalla Provincia di Caltanissetta e dal Ministero dello sviluppo economico, doveva essere elargito integralmente. Dopo una lunga trafila, fatta di autorizzazioni e verifiche, i soldi vennero stoppati perché l’investimento non aveva raggiunto la soglia necessaria di realizzazione. Ritardi, però, che andavano addebitati alle lungaggini amministrative, come sottolineato dai legali dell’azienda. Per i giudici del Tar, inoltre, la disciplina applicata per giustificare la revoca sarebbe stata interpretata in maniera errata.

“Per i programmi d’investimento, relativi ad iniziative agevolate a valere sui Patti Territoriali, superiori a 1,5 milioni di euro, la cui realizzazione comporta complessità tali da richiedere più articolati e specifici procedimenti autorizzativi, i quarantotto mesi o, in caso di rimodulazione, i ventiquattro mesi di cui al comma 1 – si legge nella sentenza – decorrono dalla data di rilascio da parte delle amministrazioni competenti dell’ultima autorizzazione necessaria a dichiarare l’inizio dei lavori”. “Non ha rilevanza, nell’ambito di questo giudizio, che la percentuale di realizzazione dell’opere fosse inferiore al 50 per cento – si legge ancora -come esposto nella nota impugnata, trattandosi di circostanza da valutare eventualmente in via subordinata ove fosse effettivamente decorso il detto termine di quarantotto mesi dal rilascio “dell’ultima autorizzazione necessaria a dichiarare l’inizio dei lavori”.

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