L’indotto Eni non è “pacificato”, la rabbia degli operai rimasti fuori: “Siamo noi che sfiduceremo questa giunta”

 
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Gela. “Se la politica ha scelto di non sfiduciare questa giunta, saranno gli operai a farlo”. L’indotto della fabbrica Eni continua ad essere un campo di battaglia, con società che patiscono

la crisi e lavoratori che non riescono più a rientrare nel ciclo produttivo.

“Giocano sulla pelle di noi lavoratori”. L’ultimo caso, è quello degli operai Eurotec, privi di retribuzioni. La questione viene rilanciata dagli operai che, negli scorsi mesi, si sono fatti portavoce delle quotidiane difficoltà di molti loro colleghi, nel migliore dei casi costretti a lasciare la città pur di ottenere periodi di lavoro in altre regioni oppure all’estero. “La politica locale – dicono Francesco Cacici, Andrea Raitano e Francesco Turco – come al solito, gioca sulla pelle di lavoratori che fanno fatica a sostenere le famiglie. A questo punto, saremo noi operai ad andare in Comune e sfiduciare un sindaco e una giunta che non sono riusciti ad avere la forza di battere i pugni sul tavolo nel confronto con Eni. Non ci interessano più le parole del sindaco e del suo fedele assessore Simone Siciliano. Anche il gruppo di lavoro che siamo riusciti a far attivare in municipio si è rivelato un totale flop”. Insomma, gli operari dell’indotto rompono con la politica e potrebbero avviare nuove azioni di protesta, mentre il progetto green refinery va avanti a passi fin troppo lenti.

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