Morti sospette tra i dipendenti gelesi Eni in Iraq, pm su caso Di Natale: “Va archiviato”

 
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Gli operatori colpiti avrebbero prestato servizio nello stesso campo di Eni in Iraq

Gela. Almeno due morti sospette e gravi patologie, registrate tra dipendenti gelesi di Eni, tutti in servizio in un campo iracheno della multinazionale. Negli scorsi mesi, i pm palermitani e quelli della procura locale hanno avviato un’indagine, a partire dai decessi del quarantacinquenne Gianfranco Di Natale (morto all’Ismett) e del trentaseienne Filippo Russello, stroncato mentre era in sella alla sua bici da corsa lungo la Gela-Licata. Ma i casi individuati hanno portato a ricostruire anche la vicenda del cinquantaquattrenne Flavio Martines, adesso affetto dalle gravissime conseguenze di un ictus. Dopo l’autopsia effettuata lo scorso novembre sui corpi di Di Natale e Russello (condotta nella sala speciale del cimitero di Ragusa per impedire eventuali contatti con sostanze pericolose o radiazioni), arrivano le prime conclusioni. Secondo i periti incaricati di verificare le cause dei decessi, non ci sarebbero state anomalie nella vicenda clinica di Di Natale. Nelle perizia si escludono “concentrazioni anomale di radioattività” e non è “risultata assunzione di sostanze esogene” o la presenza di “metalli pesanti”. Per gli specialisti, la fine del dipendente Eni sarebbe stata determinata da “un terminale arresto cardiaco-circolatorio quale esito di insufficienza multi organo secondaria e shock cardiogeno da infarto del miocardio a coronarie indenni”. Ragioni che hanno portato il pm palermitano Giorgia Righi, che aveva avviato le indagini, a richiederne l’archiviazione. Ad oggi, l’inchiesta per omicidio colposo stava proseguendo contro ignoti, ma pare che i risultati della perizia abbiano convinto il magistrato. Non ci sarebbero elementi tali per poter proseguire gli approfondimenti. L’istanza è stata inoltrata al gip del tribunale di Palermo, che adesso dovrà verificarla.

I familiari di Di Natale, subito dopo il decesso a Palermo, avevano presentato una denuncia, chiedendo che si facesse luce sulle cause, e stanno seguendo il procedimento. Gli investigatori, facendo partire gli accertamenti, non hanno escluso che potesse esserci un nesso dietro alle morti dei gelesi, forse da collegare all’attività svolta in Iraq o all’eventuale contatto con sostanze pericolose. La richiesta di archiviazione è stata formalizzata a fine gennaio.

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