No a Di Stefano, i moderati avevano già avvisato Di Paola: “L’agorà non decide con regole di altri”

 
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Lo Nigro e Di Paola

Gela. L’investitura ufficiale toccata al civico Terenziano Di Stefano, ora candidato a sindaco per l’agorà politica e garante della coalizione, è l’atto finale del rapporto tra l’alleanza e i moderati? Sembrerebbe proprio di sì, dato che ieri il gruppo che si rivede nel tavolo, già avviato lo scorso anno, non ha sostenuto la sintesi finalizzata dal vicepresidente Ars Nuccio Di Paola. I moderati avevano concentrato le loro carte intorno al nome del socialista Piero Lo Nigro, ritenendolo quello giusto peraltro in una cornice di centrosinistra. Invece, l’asse si è spostato sull’ex vicesindaco. Lo Nigro, in vista dei prossimi giorni, preferisce non rilasciare dichiarazioni ufficiali. Non esclude una conferenza stampa. I moderati dovrebbero incontrarsi ancora nel fine settimana, anche per darsi una via probabilmente diversa da quella dell’agorà ora a guida civica. Pare che avessero messo le cose in chiaro nel dialogo con Di Paola. Erano disponibili a stare con una candidatura differente da quella di Lo Nigro, purché non fosse l’opzione Di Stefano, che lasciò il tavolo e di fatto per i moderati avrebbe perso il benestare alla corsa. Invece, la sintesi sviluppata da progressisti e civici ha portato proprio a lui, ora ufficialmente sostenuto pure dall’imprenditore Maurizio Melfa, reduce da un trascorso nel tavolo dei moderati, lasciato in anticipo. Lo Nigro non commenta ma è chiaro che i moderati ritengono di essere stati messi alla porta proprio da Di Paola. Un rapporto compromesso oppure qualche spazio di manovra ci sarà ancora? Dal fronte dei moderati non trapelano grandi chance. “Sì, sapevo che ci fosse questa condizione rispetto a Di Stefano – dice Di Paola – però, l’agorà non può determinarsi sulla base di regole decise in altri contesti. Sapevamo che c’erano anime eterogenee. E’ legittimo che ognuno esprima la propria posizione. Il nostro obiettivo continua ad essere l’unità tra tutte le forze alternative ai governi Meloni e Schifani, che si rivedano in un progetto di prospettiva ma non contro qualcuno o qualcosa. Lo abbiamo sempre detto”. Sembra che l’agorà non voglia chiudere i battenti ad un’eventuale ripresa del dialogo con i moderati e con i gruppi che stanno con l’ex parlamentare Ars Miguel Donegani, a sua volta intenzionato a seguire una strada diversa.

Il modello è quello sardo che ha portato alla vittoria del neo presidente della Regione Todde. “Io auspico che ci sia il Pd – aggiunge il vicepresidente Ars – il blocco è con Movimento cinquestelle, Pd e Sud chiama nord e con le forze alternative alla destra. E’ normale che ogni partito voglia effettuare dei passaggi interni prima di decidere”.

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