“Pochi controlli dei sindaci su Ipab”, Cgil: “Rispettare contratti nazionali”

 
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Gela. Le sorti dell’Ipab “Aldisio”, come spesso è capitato negli ultimi anni, sono diventate terreno politico prima ancora che amministrativo e gestionale. Con l’avvento della società privata “La Fenice”, della quale fanno parte esponenti di centrodestra, le cose non sono di certo cambiate, anzi la dialettica politica è diventata ancora più pressante. Negli ultimi giorni, il commissario straordinario nominato dalla Regione ha deciso di ripristinare lo status quo ante, annullando tutti gli atti che legavano Ipab e società privata. In ballo, ci sono i destini non solo della struttura di Caposoprano ma anche dei lavoratori. Il segretario confederale della Cgil Ignazio Giudice e quello provinciale della funzione pubblica Rosanna Moncada rilanciano la vertenza, a partire da quanto accaduto in passato, almeno fin dal 2013. Si sono succeduti tre diversi sindaci alla guida di Palazzo di Città, ma l’Ipab non è affatto pacificata. “Questa è storia, come lo è il fatto che sono seguiti altri due sindaci dopo il 2013, che le sofferenze economiche dell’Ipab sono aumentate, che la Cgil ha richiesto e ottenuto con apposita denuncia  l’ispezione da parte dell’ispettorato del lavoro che si è realizzata ed ha portato diritti a tutti i lavoratori, con diciotto mensilità. Diritti riconosciuti da padre Tandurella a Caltanissetta presso la sede dell’ispettorato del lavoro. Parliamo di molti mesi di retribuzione, nel frattempo altri ritardi si sono accumulati e nessuno ha erogato le mensilità maturate ai lavoratori. I lavoratori storici da tredici, pian piano sono diventati sette e tutti coloro che sono andati in pensione hanno avuto il Tfr erogato. Un luogo che ospita persone – dicono i sindacalisti – non è un luogo abbandonato, se così fosse la domanda è una, i controlli dei sindaci e dei dirigenti degli ultimi sessanta anni dove sono stati? Probabilmente ci sono stati, non sono stati costanti e tutto si può migliorare ma lì abitano persone che a loro volta hanno amici e parenti e quindi hanno avuto occhi per vedere e mani per scrivere, cosa che ha fatto la Cgil con i lavoratori che tutela e rappresenta nel segnalare tutte le criticità sorte”.

Anche i vertici de “La Fenice” non sono immuni da pecche e la Cgil ricorda i ritardi nel versamento delle retribuzioni di marzo e aprile. “Da qualche mese è subentrata la società “La Fenice” alla quale noi abbiamo scritto in merito al ritardo nell’erogazione delle retribuzioni contrattualmente maturate, cioè marzo e aprile 2020 – continuano – da parte di coloro che nulla sanno, cioè i sette lavoratori storici, per i quali pretendiamo rispetto perché anche loro, come gli ospiti che lo abitano, sono persone. “La Fenice” non ha risposto, dalla stampa abbiamo appreso di indagini in corso, delle scelte operate dal commissario nominato dalla Regione e con lui, tramite il prefetto, ci confronteremo tra non molto per affrontare e definire il versamento delle due mensilità che “La Fenice” non ha erogato ai dipendenti storici. Noi non intendiamo partecipare al festival delle parole ovvie perchè il rispetto della magistratura per chi come noi ha come valore la legalità è scontato e la legalità nel mondo del lavoro inizia con il rispetto dei Contratti collettivi nazionali di lavoro. Il resto sono parole al vento e a Gela vento ne soffia parecchio ma noi, essendo liberi da tutto e tutti e legati solo ai lavoratori rivendichiamo i loro diritti che nessuno può ledere, nessuno. Noi rivendichiamo diritti, come sempre e prescindendo dagli interlocutori”. Anche di queste vicende, probabilmente, si arriverà a discutere in prefettura.

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