Resti dei cantieri e rifiuti di ogni tipo, periferie ancora invase da discariche abusive

 
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Gela. Tra rifiuti e degrado, le periferie gelesi si sono ormai trasformate in terra di nessuno. Solo pochi giorni fa abbiamo raccontato delle condizioni del Parco di Montelungo, oggi ci siamo spostati verso l’estrema periferia a nord della città, lungo la strada che dalla via dei due Castelli arriva al quartiere Settefarine.
La via che dal quartiere si snoda verso fuori città è un lungo percorso fatto di un tappeto di rifiuti che è quasi costante lungo tutto il ciglio della strada. Chiare le tracce di quello che ormai da mesi sembra diventato lo sport preferito di molti cittadini incivili: il lancio del sacchetto dalla macchina in corsa, con il risultato che i rifiuti si sparpagliano ovunque tutto intorno.
E non va meglio sicuramente nei campi che circondano la strada dove la spazzatura si è lentamente sostituita e integrata alla vegetazione.
Situazione peggiore pochi chilometri più avanti lungo il tratto di sterrato che dal quartiere Cantina Sociale porta a Settefarine da anni è stato trasformato in una discarica abusiva per ogni tipo di rifiuti.
Una situazione che avevamo già denunciato qualche mese fa, senza che però nulla si sia mosso.
Da anni ormai i residenti dei complessi residenziali della zona denunciano una situazione che con il tempo è andata a peggiorare. Inerti, amianto e rifiuti hanno letteralmente invaso i terreni privati incolti attorno alle ultime case, senza che nessuno controlli o intervenga per ripulire.
Ma è soprattutto la situazione del canale di scolo che serve a far defluire le acque e che attraversa la trazzera a preoccupare i residenti. Con le piogge in arrivo la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente, con fango e detriti che invaderebbero il quartiere con conseguente rischio per i residenti.
Quella alle spalle di Cantina Sociale è solo una delle numerosissime discariche abusive a cielo aperto che costellano la periferia cittadina e le campagne, che continuano a proliferare, senza che nessuno provi in qualche modo ad arginare un fenomeno diffuso e ampiamente conosciuto.
Montagne di laterizi, mattoni, tufi, piastrelle e pietre, conseguenza dello sbancamento di attività private, ma anche di piccoli rifacimenti in casa. Un fenomeno di cui è difficile spiegare le ragioni considerato che sarebbe più conveniente scaricare gli inerti secondo legge con costi, decisamente più bassi di quanto si spenderebbe per ripulire le aree inquinate coi soldi pubblici.

Ma ciò che non si comprende è come in questa, come in altre mille discariche sparpagliate all’interno del perimetro cittadino siano tanti, troppi, i rifiuti urbani. Quelli cioè che vengono regolarmente prelevati sotto il portone di casa attraverso il porta a porta.
Un rifiuto quasi epidermico che una buona parte dei cittadini gelesi continua ad avere nei confronti della differenziata e che ha portato più volte la città sull’orlo dell’emergenza sanitaria. La pratica è diffusa, e purtroppo sta riducendo i panorami delle periferie e delle campagne attorno alla città a scenari post apocalittici indegni di una società civile.

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