Css dal recupero dei rifiuti, Ministero esclude progetto Impianti: l’in house si rivolge al Tar

 
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L'area della discarica Timpazzo

Gela. Un progetto, per un totale di oltre quattro milioni di euro, finalizzato anche all’implementazione del sistema Tmb di Timpazzo per il recupero di materiali dai rifiuti e la produzione di combustibile solido secondario. E’ stato sviluppato dai tecnici di Impianti Srr, l’in house che gestisce la piattaforma integrata e il servizio rifiuti, ma al momento è stato stoppato dal Ministero delle imprese e del Made in Italy (ex Mise). Impianti ha infatti partecipato al bando pubblicato per sfruttare i fondi del programma nazionale ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027. In base alla graduatoria stilata a fine ottobre, l’iniziativa progettuale non rientra tra quelle finanziabili. La richiesta avanzata dalla società era per oltre tre milioni e mezzo di euro. I vertici dell’in house, però, ritengono che l’esclusione, dati alla mano, sia del tutto infondata. Analizzando i parametri previsti, il progetto avrebbe dovuto ottenere un punteggio molto più alto. Così, saranno i giudici amministrativi del Tar a pronunciarsi. Il manager Giovanna Picone ha dato mandato di agire affinché venga rivista la valutazione e allo stato, peraltro, né gli uffici ministeriali né quelli di Invitalia hanno dato seguito alla richiesta di accesso agli atti inoltrata dai responsabili della società in house.

Una vicenda che replica, quasi in modo similare, quella che ha portato sempre Impianti ad agire in via amministrativa per essere ammessa tra i soggetti destinatari dei finanziamenti del Ministero dell’ambiente e volti in questo caso ad un progetto di impiantistica per la produzione di biometano dal trattamento della frazione organica. C’era stata l’esclusione e anche in quel caso è stato avanzato ricorso, con il Tar Lazio che ha accolto in parte, riconoscendo comunque la sussistenza di uno dei parametri e quindi facendo aumentare il punteggio iniziale che il manager e i tecnici ritennero non congruo rispetto ai requisiti posseduti. C’è stata l’ammissione. Il Ministero ha poi impugnato la decisione al Consiglio di Stato mentre l’in house, a sua volta, ha agito con ricorso incidentale.

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