I reperti piazzati all’estero, Pellegrino sentito in carcere: avrebbe valutato solo alcuni pezzi

 
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Gela. Dopo essersi spontaneamente costituito, il cinquantaduenne Orazio Pellegrino è stato sentito in carcere dal giudice delle indagini preliminari Veronica Vaccaro. Ha escluso di aver fatto parte del gruppo scoperto dagli investigatori. Pellegrino è finito al centro del blitz “Agorà”, con l’accusa di aver fatto parte di un presunto gruppo capace di trafugare reperti archeologici, piazzandoli successivamente sui mercati esteri. Assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Davide Limoncello, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice ma ha comunque voluto rilasciare dichiarazioni spontanee. Pellegrino avrebbe escluso di aver fatto parte di un gruppo organizzato e di averlo coordinato. Si sarebbe limitato, invece, solo a valutare alcuni reperti che gli vennero sottoposti. Da anni, infatti, è un esperto di pezzi di questo tipo. Inoltre, avrebbe anche ammesso di aver individuato una serie di reperti giudicati, comunque, contraffatti. L’indagato, ristretto nel carcere di Balate, ha ribadito di vivere ormai da diversi anni in Belgio. Avrebbe iniziato a capire che gli inquirenti avevano nuovamente acceso i riflettori sulla sua posizione, dopo aver scoperto un rilevatore satellitare installato nella sua autovettura. A questo punto, la difesa si starebbe già preparando a rivolgersi al tribunale del riesame per ottenere una misura cautelare diversa da quella della custodia cautelare in carcere. 

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