Il giorno che Montalbano non avrebbe voluto vedere

 
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Andrea Camilleri (nella foto)

I modi in cui la letteratura riesce ad intercettare lo spirito del tempo e ad agganciarvisi sono molteplici, e talvolta sembrano guidati dalla cecità proverbiale del caso.
Un esempio recente molto interessante è costituito dall’ultimo romanzo del celebre scrittore americano Dan Brown, “Origin”. Questo romanzo, che inizia e prosegue per un buon tratto con un vero e proprio omaggio alla Catalogna, alla sua storia e alle sue bellezze artistiche, uscì per puro caso all’inizio dell’ottobre del 2017, proprio nei giorni in cui la Spagna era sulle prime pagine di tutti i giornali europei (e non solo) per gli sviluppi drammatici della questione storica dell’indipendentismo catalano.

La profezia di Camilleri
Ma al nostro Andrea Camilleri è andata ancora meglio. Siamo tutti in attesa della sua performance al teatro greco di Siracusa (fissata per l’11 giugno prossimo), dove reciterà un suo monologo dedicato al più famoso veggente della mitologia greca, il cieco Tiresia. Lo stesso Camilleri ha dichiarato di sentirsi ormai spiritualmente vicino a Tiresia, essendo piombato da un po’ di tempo in una cecità completa che lo costringe a dettare i suoi libri alla fedele collaboratrice. Ebbene, per un’ironia del caso, il ventiseiesimo romanzo della serie del commissario Montalbano (cui vanno aggiunto i cinque volumi di racconti), uscito il 31 maggio scorso, entra in risonanza con un importante passaggio della storia politica italiana. In quella data, infatti, dopo quasi novanta giorni dalle elezioni del 4 marzo scorso, e dopo trattative estenuanti, colpi di scena, scontri istituzionali e allegri giri di valzer politici, è stato varato il nuovo governo, fondato su un “contratto” tra la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Comunque la si pensi sul piano strettamente ideologico, si tratta di un evento importante per il nostro Paese, dal momento che per la prima volta sono (legittimamente) chiamate al governo due forze di chiara e rivendicata natura populista, una delle quali è dichiaratamente di destra, mentre l’altra sostiene il superamento della distinzione tra destra e sinistra (segno infallibile, secondo alcuni, di schieramento a destra, per giunta inconsapevole; ma questo è un altro discorso).
La vicenda narrata nel romanzo di Camilleri, intitolato “Il metodo Catalanotti”, si svolge nel 2016, vale a dire sotto il governo Renzi, mentre la stesura ricade tutta nel periodo del governo Gentiloni. Eppure, all’inizio del secondo capitolo, accade qualcosa che ha una forza profetica notevole e conferisce al testo un’attualità che non può non sconcertare il lettore, perché sembra parlare proprio dei giorni convulsi e interessanti che stiamo vivendo. Il commissario Montalbano sta facendo una passeggiata mattutina sulla spiaggia davanti alla sua casa di Marinella e a un certo punto “il venticeddro leggio… delle prime matinate” alza una pagina di giornale che comincia a navigare nell’aria, va a sbattere contro la sua faccia e gliela incarta. Il commissario se ne libera e, mentre sta per buttarla, si accorge che si tratta della prima pagina del “Giornale dell’Isola” del giorno prima. Incuriosito, dà un’occhiata ai titoli e quello che legge lo precipita in uno stato di disgusto e sconcerto che avrà un ruolo significativo in alcune sue iniziative successive tutt’altro che impeccabili dal punto di vista deontologico. I titoli sono quelli che raccontano l’Europa contemporanea, e soprattutto l’Italia e la Sicilia: “La Sicilia si conferma la regione con il più basso tasso di occupazione in Europa: sotto il 40%”, “Che succede se usciamo dall’Euro?”, “Nuove misure di sicurezza contro il terrorismo”. Le solite brutture di quello che più avanti egli stesso definirà per ben due volte “il mondo di merda” che stiamo lasciando ai giovani, per cui il commissario sta per appallottolare il foglio e buttarlo via. Ma un’ultima notizia attrae la sua attenzione: “’N funno alla pagina ‘nautro titolo diciva che sul simbolo del partito del Vaffaday non sarebbi comparso cchiù il nomi del comico fondatori puntoit, ma sulo quello del movimento puntoit. ‘Votala come vò sempri è cucuzza’ pinsò. Avrebbiro continuato a diri NO a ogni cosa, nella spiranza di arrinesciri accussì ad ottiniri il potiri per po’ finiri come a tutti l’autri. Montalbano s’augurò di non vidiri mai quel jorno”.
Come si vede, per una serie di coincidenze stranissime qui il testo profetizza quello che è effettivamente accaduto il 31 maggio, che è anche il giorno dell’uscita ufficiale del romanzo. È ben noto che Camilleri e Montalbano rivolgono le loro simpatie politiche alla sinistra tradizionale e quindi non c’è da sorprendersi se il tono nei confronti del Movimento 5 Stelle è qui tutt’altro che benevolo. La cosa interessante, però, è che la profezia si è rivelata esatta, perché per andare al governo il Movimento ha dovuto usare logiche tipiche della cosiddetta prima Repubblica e addirittura rispolverare il famigerato manuale Cencelli per la distribuzione delle cariche ministeriali in funzione del peso politico specifico rispetto all’alleato, contravvenendo così al suo principio caratterizzante della indisponibilità ad allearsi con altri partiti. E sia chiaro che l’errore non sta in quello che il Movimento ha fatto ora, ma in quello che ha sostenuto prima, dal momento che la politica democratica, soprattutto in un sistema elettorale sostanzialmente proporzionalista, è per definizione l’arte della negoziazione, o della “componenda”, come si potrebbe dire alludendo a un vecchio libro dello stesso Camilleri.

Cenni sul romanzo
È davvero una fortuna poter ancora chiosare opere nuove di Camilleri, che all’età di quasi 93 anni riesce a svolgere il ruolo di scrittore e intellettuale lucido e stimolante. Quest’ultima storia di Montalbano, poi, è un piccolo trionfo, perché l’inevitabile tributo pagato agli automatismi imposti dalla serialità – Livia, Catarella, Mimì e Fazio sono esattamente come il lettore affezionato si aspetta che siano, per non parlare della compiaciuta riproposizione delle medesime formule espressive – è bilanciato da almeno due elementi particolarmente originali.
Il primo è l’uso massiccio, da parte di Camilleri, della sua inesauribile conoscenza del mondo del teatro. La stessa vicenda è riscritta su diversi palinsesti teatrali, e in particolare su “Giorni felici” di Beckett e “Svolta pericolosa” di Priestley. Il titolo, invece, rimanda a una precisa teoria dell’attore teatrale elaborata dal protagonista assoluto della storia, il “morto” Carmelo Catalanotti, forse il personaggio più complesso mai inventato da Camilleri. Ispirandosi confusamente al metodo Stanislavskij, al metodo Grotowski e a la Fura dels Baus, il regista dilettante Catalanotti – definito di volta in volta incantatore di serpenti, psicoanalista, confessore e persino cane da tartufo – sceglie accuratamente attori con un vissuto affine a quello dei personaggi da interpretare ed effettua provini così crudeli e traumatici da lasciare ferite profonde nei candidati al ruolo.
Il secondo elemento, infine, è l’intensa storia d’amore di Montalbano con il nuovo e provvisorio capo della Scientifica, la giovane Antonia Nicoletti. Si tratta di un autentico gioiello narrativo, perché Camilleri dà prova di una notevole capacità di scavo psicologico. Inoltre, rispetto allo schema classico della “scappatella” del commissario, qui abbiamo una novità importante, che tuttavia evito di discutere per non togliere al lettore curioso il piacere della sorpresa.

2 Commenti

  1. Complimenti a chi ha scritto questo articolo degno di una firma del Corriere della sera. Sinceramente Silvia (una collega)

  2. Premetto che ho a casa tutti i libri di Camilleri.
    Rimanendo nel tema dell’attualita, con il massimo rispetto dovutogli, pur sembrando poco contese, mi piacerebbe fare una domanda scomoda al sommo Camilleri: qual’è la sua posizione sul caso Montante visto che il nostro amato scrittore è stato sponsor ed amico del pezzo grosso di Confindustria risalito nuovamente alle cronache?

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