Ipab “Aldisio”, lavoratori “Fenice” si mobilitano: “Non tagliateci fuori da assunzioni”

 
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I lavoratori giovedì si sono radunati davanti al municipio

Gela. Attendono che l’amministrazione comunale li tuteli, nel percorso che dovrebbe ricondurre ad una gestione pubblica dell’Ipab “Aldisio”. Questa mattina, i lavoratori licenziati dalla società “La Fenice”, che ha gestito la struttura, si sono radunati davanti a Palazzo di Città. Erano convinti che il sindaco Lucio Greco li ricevesse, ma l’incontro probabilmente si terrà solo nei prossimi giorni. La società privata deve lasciare gli immobili di Caposoprano entro domenica. Gli operatori licenziati chiedono di essere presi in considerazione nelle procedure di assunzione da parte di Ipab. Questa mattina, hanno organizzato un sit-in, davanti al municipio. C’era anche il segretario confederale dell’Ugl Andrea Alario, contattato dai lavoratori. Il sindacalista ha più volte chiesto che si proceda alle assunzioni partendo dal bacino degli operatori già a disposizione. Viene denunciato il fatto che il commissario straordinario nominato dalla Regione stia procedendo ad assorbire lavoratori esterni.

“Non vogliamo credere che il prossimo 31 maggio saranno fuori dalla struttura, come anticipano alcune fonti. Tornare alla gestione pubblica non significa sopprimere posti di lavoro. Possiamo essere d’accordo sul nuovo modello d’impresa ma ci chiediamo e chiediamo come possa essere gestita una struttura per anziani, non conoscendo dinamiche e reali bisogni – spiegano i sindacalisti della Fp-Cisl Gianluca Vancheri e Nicola Di Benedetto – ci lascia perplessi la dotazione di organico. Se oggi sono trenta le unità che accudiscono gli anziani, quale servizio di qualità potrà essere assicurato riducendo a sette, sottolineiamo sette, il numero degli operatori? Vogliamo sperare che si stia pensando a non privarsi dell’esperienza dei dipendenti della “Fenice” che vanno assorbiti nel rispetto delle linee guida predisposte dalla prefettura. Gestire una casa di riposo è cosa serie, non serve la fantasia ma l’applicazione di un contratto di lavoro che ne disciplina le prestazioni sette giorni su sette e h24. Un contratto che serve a coprire servizi essenziali, come assistenza sanitaria, cucina, lavanderia, pulizia, servizio di portierato, uffici amministrativi e sorveglianza Covid”. I lavoratori sono riuniti in assemblea permanente e chiedono che vengano rispettati impegni, assunti anche in prefettura.

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