Istruttore di guida accusato di omicidio stradale plurimo, nello schianto morì anche il sedicenne Scalzo

 
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Lo schianto lungo un tratto della 626

Gela. Dovrà rispondere di omicidio stradale plurimo, dopo la tragica fine del sedicenne Angelo Scalzo e del cinquantunenne riesino Giuseppe Danese. Le accuse vengono mosse all’istruttore di guida venticinquenne che nel novembre di un anno fa conduceva la Peugeot 208, che di ritorno in città andò ad impattare contro l’Y10 condotta dall’ambulante riesino, che invece procedeva in direzione del centro nisseno. Lo schianto si verificò lungo un tratto della 626 Gela-Caltanissetta. Angelo Scalzo, la sorella venticinquenne Miriana Scalzo e un’altra giovane erano a bordo della Peugeot e stavano ritornando a Gela, dopo aver sostenuto l’esame teorico di guida. Il sedicenne e il cinquantunenne sono morti sul colpo, dopo aver riportato gravissime ferite. Gli altri occupanti della vettura condotta dall’istruttore hanno riportato a loro volta gravi ferite. Sono state chiuse le indagini avviate dopo lo schianto mortale, coordinate dal pm Luigi Lo Valvo. Il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio dell’istruttore e sul caso deciderà il gup del tribunale di Gela. L’udienza preliminare è stata fissata per dicembre. Dopo lo scontro, sui resti delle due auto andò a finire anche un furgone, il cui conducente non riuscì ad evitare l’impatto.

I familiari delle due vittime sono rappresentati da Giesse Risarcimento Danni. Per il pubblico ministero, che si è basato sulle conclusioni rese dal perito, la responsabilità dello scontro sarebbe da addebitare solo al conducente della Peugeot, che nonostante l’asfalto reso viscido dalla pioggia procedeva a velocità sostenuta. L’imputato avrebbe perso il controllo della vettura, finendo sulla corsia opposta. “La causa del sinistro è da ricondurre esclusivamente al comportamento di guida tenuto dal conducente della Peugeot 208 – si legge tra le conclusioni del consulente tecnico Vitellaro – Nell’affrontare la curva perdeva il controllo del proprio mezzo, invadendo la corsia di marcia opposta. Lo stesso, inoltre, con la sua tenuta di guida non regolava la velocità in corrispondenza di una curva in discesa con manto stradale bagnato, nonché superava il limite di velocità di 90 km/h consentito su quel tratto. Non si ravvisano invece violazioni in merito alla condotta di guida degli altri due conducenti coinvolti nel sinistro”. Nel corso delle indagini sono stati anche acquisiti, da parte della polizia stradale di Caltanissetta, i tabulati telefonici dell’utenza dell’istruttore. “In caso di morte o lesioni a più persone il nuovo reato di omicidio stradale prevede l’applicazione di una pena aumentata fino al triplo per la più grave delle violazioni commesse – spiegano Ivan Greco e Diego Ferraro, responsabili delle sedi Giesse in Sicilia – I familiari chiedono a gran voce che venga davvero fatta giustizia e che la nuova legge, almeno in casi come questo, in cui sono state distrutte delle giovani vite, venga applicata senza sconti. Questi genitori avevano affidato i propri figli alla sicurezza di una scuola guida, ma chi quel giorno li ha accompagnati a fare gli esami, invece che mostrar loro sicurezza e rispetto alla guida per gli altri, ha tenuto dei comportamenti che hanno portato alla morte di due persone e al grave ferimento di altre due. E’ un assurdo paradosso: serve un monito affinché situazioni del genere non si ripetano più”.

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