Pascolo abusivo e monopolio sulla paglia, chi gestisce l’affare? “Molti non denunciano per paura”

 
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Gela. Veri e propri ricatti che, molto spesso, si trasformano in ritorsioni, capaci di creare danni per migliaia di euro. I danni del pascolo abusivo. Le campagne locali, così, appaiono tutt’altro che “pacificate”. Tra i tanti mali che affliggono l’agricoltura locale e chi, con difficoltà, cerca di portare avanti la propria azienda, uno dei più difficili da curare si chiama pascolo abusivo. Sui tavoli delle forze dell’ordine, ci sono tante denunce sporte da agricoltori e proprietari terrieri. “Proprio nelle scorse settimane – spiega l’imprenditore agricolo Francesco Vacirca – ho sporto denuncia davanti ai carabinieri per l’ennesimo danno causato ai miei terreni da chi, oramai senza farsi troppi problemi, fa pascolare il gregge distruggendo intere coltivazioni”. La diffidenza, tra le contrade rurali della città, è ancora evidente. Diversi pastori continuano a far paura, soprattutto sul piano delle eventuali ritorsioni: a cominciare dall’incendio dei terreni.

Il business della paglia. Mentre la recente indagine “Redivivi”, coordinata dalla Dda nissena ed eseguita dai poliziotti della mobile di Caltanissetta e da quelli del commissariato di via Zucchetto, ha fatto luce su una presunta organizzazione in grado di controllare il ciclo della plastica, con tanto di minacce e presunti collegamenti mafiosi, a tenere ancora banco tra i campi è la paglia. Pochi braccianti e pastori sarebbero in grado di monopolizzarne la raccolta e la successiva vendita. “Purtroppo – conclude Vacirca a sua volta vice presidente dell’ordine provinciale dei periti agrari – tanti agricoltori e imprenditori del settore non hanno neanche la possibilità di gestire la paglia prodotta dopo la raccolta. Non si è liberi di decidere a chi affidarla oppure a chi farla trasportare. C’è una sorta di monopolio, difficile da contestare”. Proprio nelle scorse settimane, il quarto rapporto Eurispes sulle agromafie ha segnalato, per le province di Caltanissetta e Ragusa, l’impennata delle percentuali legate al pascolo abusivo. La zona “calda” è quella della fascia trasformata, al confine tra le aree rurali della città e quelle del ragusano.  

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