“Stella cadente”, l’inchiesta sulla nuova stidda: in appello chieste condanne per i due assolti

 
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Gela. Sui concordati avanzati dalle difese degli imputati condannati in primo grado, per i fatti dell’inchiesta antimafia “Stella cadente”, si tornerà alla prossima udienza. Nel pomeriggio di oggi, la procura generale, in appello, ha inoltre concluso per la condanna degli unici due assolti, Samuele Cammalleri e Rocco Di Giacomo. Il collegio penale del tribunale di Gela, due anni fa, escluse loro responsabilità, assolvendoli. In secondo grado, invece, sono stati chiesti quattro anni e otto mesi di reclusione per Cammalleri e sei anni e otto mesi per Di Giacomo. Sono considerati coinvolti nelle vicende della nuova stidda, guidata da Bruno Di Giacomo, condannato in via definitiva. Il collegio penale del tribunale gelese confermò in gran parte la linea esposta dall’accusa. La pena più consistente, a sedici anni e quattro mesi di reclusione, per Vincenzo Di Giacomo, in continuazione con una pronuncia del 2006. Quindici anni a Giuseppe Nastasi, con il riconoscimento delle attenuanti e della continuazione. Quattordici anni e sei mesi a Vincenzo Di Maggio (sempre con il riconoscimento della continuazione interna). Quattordici anni, invece, per Salvatore Antonuccio (con la continuazione). Nove anni ad Alessandro Pennata (con il riconoscimento delle attenuanti), sette anni e sette mesi a Giuseppe Truculento e sette anni e quattro mesi a Giuseppe Vella. Un aumento di pena di quattro anni a Giovanni Di Giacomo, rispetto a quanto deciso con un’ordinanza del 2018. Infine, tre anni e sei mesi a Benito Peritore. Nel corso dell’udienza odierna, i difensori di Cammalleri e Di Giacomo hanno concluso, ancora una volta, ribadendo la totale estraneità alle accuse. Per le difese, sostenute dai legali Carmelo Tuccio, Flavio Sinatra e Antonio Gagliano, entrambi non avrebbero mai agito per imporre estorsioni facendo leva sulla presunta vicinanza alla nuova stidda di Bruno Di Giacomo.

Ai nove condannati, in primo grado, venne imposto il risarcimento dei danni in favore degli esercenti vittime di pressioni e alle associazioni antiracket (le parti civili sono assistite dagli avvocati Valentina Lo Porto, Federica Maganuco e Alessandra Campailla). Il collegio indicò, tra le altre misure, la confisca della società “Malibù indoor srl” e quella di somme di denaro di Di Maggio. Le indagini partirono sulla base di alcune denunce avanzate da esercenti, come i titolari del bar Milano di via Romagnoli, la cui versione è stata più volte messa in discussione dalle difese. Gli investigatori ritennero che gli stiddari fossero pronti ad un’eventuale nuova guerra di mafia, nel caso di contrasti con le famiglie di Cosa nostra. Tra i legali dei coinvolti ci sono gli avvocati Giovanna Zappulla, Cristina Alfieri, Enrico Aliotta e Antonio Impellizzeri. In aula, si tornerà a marzo.

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