Ha lottato per dare giustizia al figlio Orazio ucciso sedici anni fa, si è spento Giuseppe Sotti

 
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Gela. L’omicidio del figlio Orazio lo segnò nell’anima. L’omicidio nel dicembre di sedici anni fa. Giuseppe Sotti, però, non riuscirà ad assistere alla fine della vicenda processuale, scaturita soprattutto dalle sue denunce e da quelle della moglie. Il settantaduenne si è spento negli scorsi giorni a causa di un male che lo ha stroncato. Furono proprio Giuseppe Sotti e la moglie Paolina Bilardi a non far spegnere la luce sull’omicidio del figlio ventiduenne Orazio. Il giovanissimo finì vittima di un vero e proprio agguato, scattato nel dicembre di sedici anni fa. Chi agì, lo affrontò davanti al garage dell’abitazione di famiglia a Fondo Iozza. Per lui, finito con diversi colpi di pistola, non ci fu nulla da fare. Da allora, iniziò la lotta della famiglia Sotti per avere verità su un omicidio, per anni finito quasi nel dimenticatoio. Furono gli agenti di polizia del commissariato di via Zucchetto e i magistrati della procura, però, ad individuare i due presunti responsabili di quell’azione. Attualmente, davanti ai giudici della Corte d’assise di Caltanissetta, sono i fratelli niscemesi Giuseppe e Salvatore Cilio a rispondere all’accusa di omicidio. I due sono difesi dagli avvocati Salvo Macrì e Luigi Cinquerrui. Stando agli inquirenti, avrebbero organizzato l’agguato per vendicare un presunto sgarro sentimentale del giovane che avrebbe intrattenuto relazioni con le loro compagne. Dopo la chiusura delle indagini decisa dai magistrati della procura e l’avvio del relativo procedimento penale, proprio Giuseppe Sotti e la moglie scelsero di costituirsi parte civile assistiti dall’avvocato Giuseppe Cascino. La morte di Giuseppe Sotti ha scosso l’intera famiglia.

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