Operai italiani rapiti in Libia, l’ansia del collega gelese Matraxia: Sono in mani ignote, qui c’è il caos

 
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Gela. Sono ancora nelle mani dei rapitori i quattro operai italiani dell’azienda Bonatti di Parma, sequestrati dieci giorni fa in Libia, nei pressi dell’impianto della Mellitah Oil e Gas, ad ovest di Tripoli, quasi al confine con la Tunisia. Si tratta di Salvo Failla, 46 anni, originario di Carlentini in provincia di Siracusa, Filippo Calcagno, 65 anni, di Piazza Armerina Enna, sposato e con due figlie, un ligure, Gino Pollicardo di Monterosso in provincia di La Spezia e Fausto Piano di Capoterra, in Sardegna. Dieci giorni fa dovevano aggregarsi al cantiere di Wafa, dove ad attenderli c’è il responsabile. Si tratta di un gelese. Lui è Marcello Matraxia, che Canale 10 ha contattato telefonicamente

“Secondo fonti di agenzia, il rapimento dei quattro operai è riconducibile ad un aspetto politico – ha detto rispondendo a Giuseppe D’Onchia il gelese – Quello che auspichiamo è di averli subito e che la situazione si risolva presto. In questo momento però non ci sono risvolti. E’ un rapimento. Abbiamo notizie frammentarie. Le autorità stanno lavorando in silenzio”.

“I nostri cari colleghi sono in mano di ignoti – dice Matraxia – Dire che sia stato o con quale fazioni o milizie è da stupidi. Sappiamo che significa stare lontano. Queste notizie per noi sono drammatiche. Nel sito dove lavoro io grossi problemi di sicurezza non ne abbiamo. La Libia è nel caos. Non c’è stabilità politiche. Al momento però dove operiamo noi non ci sono grossi problemi”.

“Freedom for Gino, Filippo, Salvo e Fausto”. E’ il messaggio che si legge  nel compound di Wafa. 

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