Strutture storiche, Iudice: “Troppa retorica, in passato chi poteva non ha fatto nulla”

 
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L'ex lido è in stato di evidente deterioramento

Gela. “La bellezza oggi in città ha bisogno di tutele e non di appariscenze”. L’artista Giovanni Iudice anche nel recente passato ha espresso la sua posizione sul dibattito che prosegue rispetto a strutture storiche, oggi in decadenza totale, come l’ex lido La Conchiglia e il pontile sbarcatoio. Non è affatto d’accordo con la strategia della difesa ad oltranza. La demolizione la ritiene una soluzione per ripartire con una diversa funzione dello spazio urbano. Sono sorti comitati invece che intendono arrivare alla salvaguardia, considerandole simboli anche per il prossimo futuro. Per Iudice, invece, il dibattito che si è innescato rischia di rivangare stereotipi e scarsa lungimiranza. “Davvero le firme dei cittadini ci salveranno  dallo loro quotidiana indifferenza verso la storia? Si pensi piuttosto a come lasciare viva la memoria della nostra città, attraverso un museo civico del ‘900. Io stesso ne parlo da almeno dieci anni. Oppure si pensi all’allestimento di una mostra temporanea con un carattere illustrato. Vogliamo solo vendere fotografie della “Conchiglia” alle pizzerie? Davvero vogliamo credere ancora al campanilismo locale del piangersi addosso davanti ad un moribondo ed esorcizzarne la sua vita, visto che in passato chi poteva fare non ha fatto? Se da un lato – continua l’artista – si assiste a veterani nostalgici che imboccano la solita retorica; dall’altro, molti giovani che potrebbero intraprendere iniziative di associazionismo per quotidiane tutele, si mostrano interessati solo a raggiungere posizioni di classe dirigente, politiche per lo più, essendo nati vecchi”. Neanche l’opera sociale di chi si muove nel territorio può sortire effetti particolari quando si punta “ad assistere solo al declino”. L’artista riferisce di “stantii club service”. Solo azioni mirate possono veramente comportare passi in avanti. “Questo è il volto della città, fatto di appariscenze e senescenze, salvo ad assistere a singole iniziative di minoranze ovviamente, che da anni vogliono trovare un dialogo con gli enti di tutela e denunciarne a volte i loro misfatti”, dice ancora. Ricorda le sue denunce pubbliche per il parcheggio Caposoprano e non dimentica “una Torre di Manfria che sta sparendo davanti ai nostri occhi e davanti al parolaio pubblico dei social”.

Troppi vuoti, anche nei controlli. “Personalmente, anni addietro, presentai una denuncia al nucleo Patrimonio di tutela beni culturali dei carabinieri per lo scempio del parcheggio di viale Indipendenza, tuttora abusivo sulle carte del catasto – conclude – si distrusse un quartiere ellenistico davanti ad archeologi e pseudo-archeologi, mentre la discarica edilizia è stata riversata a Montelungo e documentata ai media, almeno da otto anni. Dove erano i raccoglitori delle firme, allora? – conclude Iudice – a incunearsi nei partiti per avere la loro visibilità elettorale. Dov’era lo Stato, assente rispetto agli orizzonti culturali, sempre più occultati?”.

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